Fanny Migliaccio Psicoterapeuta Roma

depressione negli anzianiLa depressione negli anziani solo nel 50% dei casi viene riconosciuta correttamente, e quando succede solo il 50% viene curato in modo adeguato. Negli anziani l’identificazione della depressione è complicata dal fatto che alcuni sintomi chiave, quali astenia, facile faticabilità, disturbi del sonno, perdita di peso corporeo, accompagnano spesso il processo dell’invecchiamento, così come sono sintomi di numerose patologie somatiche di cui l’anziano è sovente affetto. Anche il criterio che prevede che i sintomi della depressione siano in grado di limitare le attività sociali e del vivere quotidiano è più difficilmente applicabile alla persona anziana, nel quale la frequente presenza di malattie fisiche rende più incerta la attribuzione delle limitazioni di attività al disturbo depressivo. Il vecchio depresso tende a sottovalutare la sua depressione e a non riferire spontaneamente sintomi importanti, quali la diminuzione di interesse o di piacere in tutte o quasi tutte le attività, richiamando invece l’attenzione del medico sul proprio corpo sofferente, che viene quindi utilizzato quale “mediatore” della comunicazione del disagio emotivo. La scarsa propensione dell’anziano a comunicare è racchiusa nell’espressione “depressione senza tristezza”, emblematica del vissuto di molti anziani depressi. La depressione senile è variamente influenzata dalla presenza di deficit cognitivi (di memoria, attenzione, concentrazione, ecc.), che possono arrivare fino a simulare un quadro clinico di demenza e che migliorano dopo trattamento con farmaci antidepressivi. Il termine “pseudodemenza”, utilizzato in passato per identificare questi quadri clinici estremi, è stato progressivamente abbandonato. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che la maggior parte di queste forme evolvono nel tempo in una vera demenza, di cui rappresentano probabilmente degli stadi molto precoci.

I fattori che incrementano il rischio di depressione in una persona anziana riguardano aspetti esistenziali, sociali, psicologici e biologici, variamente intrecciati tra loro nei singoli casi. I fattori più documentati sono il sesso femminile, essere celibi/nubili o vedovi, la disabilità (ad es. per malattia), un lutto recente e l’isolamento sociale. Va ricordato che gli anziani sono particolarmente esposti ad eventi di perdita, quali ad es. la scomparsa di persone care, il pensionamento, la riduzione del ruolo sociale e delle risorse economiche, ecc. Altre condizioni che predispongono un anziano alla depressione possono essere la presenza continua di dolore fisico, l’abuso di alcool o una storia personale o familiare di depressione. Nelle persone che sviluppano per la prima volta un quadro depressivo in età avanzata, la risonanza magnetica nucleare evidenzia spesso delle piccole alterazioni che indicano un’insufficienza circolatoria a livello cerebrale. Alcune malattie, quali ictus, l’ipertensione, il diabete o la demenza si associano alla depressione nel 30 al 80% dei casi. In particolare, i rapporti tra Demenza di Alzheimer e depressione non sono a tutt’oggi ancora chiariti, anche se sembra probabile che quest’ultima possa rappresentare sia un fattore di rischio per l’insorgenza della demenza, sia una sua manifestazione precoce. Da ultimo, ma non certo per importanza, l’assunzione di alcuni medicinali (ad esempio cortisonici, alcuni antiipertensivi o sedativi) può indurre l’insorgenza di un quadro depressivo indistinguibile da quello spontaneo. Ancor più che negli adulti giovani, la complessità e l’estrema variabilità individuale di tutti questi fattori di rischio devono essere considerate sia nel momento diagnostico che nella elaborazione di una strategia terapeutica.

A differenza della depressione dell’adulto giovane, che si manifesta generalmente con un insieme piuttosto definito di sintomi caratteristici, nell’anziano è frequentissima una forte espressività di solo due o tre sintomi depressivi, capaci di provocare comunque una grave sofferenza. I due sintomi fondamentali della depressione sono una tristezza persistente che duri da due o più settimane e la perdita o diminuzione di interesse e piacere. Le attività quotidiane risultano compromesse in modo variabile a seconda della gravità del quadro depressivo. Altri segni importanti possono essere quelli di tipo fisico, quali alterazioni dell’appetito e del peso corporeo, alterazioni del sonno, stanchezza. Frequente è http://www.lauriemckray.com/content/21.html?langpair=en%7Cde_hl=en_ie=UTF8
la presenza di ansia, inquietudine, talora agitazione. I pensieri sono spesso improntati alla perdita della speranza, al pessimismo, all’ inadeguatezza, talora a vissuti di colpa non giustificati. L’anziano depresso, più del giovane, può sviluppare sintomi quali irritabilità, ostilità o anche sospettosità, sino a veri e propri deliri di persecuzione (ad es. di gelosia o riferito al furto di oggetti personali). Altre espressioni depressive tipiche dell’età avanzata comprendono lamentele eccessive circa la perdita di memoria o la presenza di dolori vaghi, diffusi, mutevoli nella sede e nell’intensità, che vengono talora attribuiti a malattie inesistenti (ipocondria), mentre altre volte si confondono con quelli di una patologia fisica reale. Infine, il vecchio depresso può percepire la vita come non più meritevole di essere vissuta e, nei casi più gravi, desiderare di porvi fine.
La depressione senile ha un decorso ed una prognosi peggiori rispetto a quella degli adulti giovani: gli episodi sono più lunghi (anche anni) e la tendenza alle ricadute ed alla cronicizzazione è due volte più elevata.La conseguenza più drammatica della depressione è il suicidio. La frequenza dei suicidi nella popolazione anziana risulta più che raddoppiata rispetto alla popolazione generale ed è massima nei soggetti maschi di oltre 85 anni. La depressione è un importante fattore di rischio per il suicidio ed il 60-70% delle persone anziane che si suicidano presentano una depressione clinica.

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